L'importanza del tipo di giocattolo
Il parere del premio Nobel Harold Kroto
Harold Kroto - Molecole su misura - Di Renzo Editore
Io credo che uno dei motivi del calo di interesse dei giovani per la scienza e l’ingegneria sia che pochi di loro ricevono in dono giocattoli che ne stimolano la creatività e sviluppano abilità manuali. Per esempio, non ricevono più giochi di chimica o per lavorare il legno. È un bene che molti possiedano il Lego, ma avrebbero bisogno di qualcos’altro oltre a giochi in cui si assemblano puramente e semplicemente elementi. Avrebbero bisogno di giochi che sviluppino l’abilità manuale e la comprensione dei principii di ingegneria, capacità che io ho appreso giocando con il Meccano. Sono sicuro che averci giocato abbia rappresentato un elemento cruciale del mio sviluppo, e non può essere una coincidenza che quasi il 100% degli scienziati più anziani e degli ingegneri abbiano da bambini posseduto un Meccano. Allineare accuratamente dadi e bulloni, e stringerli senza strappare il filo, è un’arte delicata, che richiede un buon coordinamento mano-occhio ed una conoscenza della sottile differenza esistente tra materiali come acciaio, ottone ed alluminio.
Harold Kroto a Trieste
E d'altra parte il fullerene è tuttora familiarmente chiamato dagli specialisti con il nomignolo «buckyball», in relazione proprio alla sua forma a palla. E altri l'hanno battezzato «soccerene», da «soccer», come gli americani chiamano il nostro calcio.
«È vero», conferma Sir Harold via e-mail. «Ma io fin dall'inizio, vent'anni fa, avevo preferito chiamarlo un nome più creativo. Fullerene è infatti l'abbreviazione di ”buckminsterfullerene”, dal nome dell'architetto americano Buckminster Fuller, il padre delle cupole geodetiche, così simili a questa molecola». È solo uno dei tanti casi di interdisciplinarietà che ruotano attorno a questo scienziato di vastissimi interessi, che porta con baldanza i suoi 67 anni. Inglese di origine tedesca (il nome originario dei genitori era Krotoshiner), ha studiato all'Università di Sheffield, poi ha lavorato in Canada, a Ottawa, e negli Stati Uniti, ai mitici Bell Laboratories in New Jersey, prima di iniziare la carriera accademica nel 1967 all'Università del Sussex, a Brighton. E ora Kroto insegna anche al Dipartimento di chimica e biochimica della Florida State University. Sir Harold scoprì la molecola che gli avrebbe cambiato la vita intorno al 1985, quando lavorava sull'identificazione al radiotelescopio delle molecole presenti nelle atmosfere stellari e nelle nubi interstellari. Trovò così questa struttura superstabile con 60 atomi di carbonio (spesso indicata semplicemente come C60), costituita da 12 pentagoni e 20 esagoni, in cui ciascun pentagono è circondato da cinque esagoni. Una nuova inattesa forma cristallina del carbonio, che andava ad aggiungersi alla grafite e al diamante (e a un paio di altre forme rarissime).
Quando Kroto, nel 1991, si mise a lavorare assieme ai colleghi Robert Curl e Richard Smalley per ottenere la molecola in laboratorio, quaggiù sulla Terra, il gioco era fatto. La rivista «Science» elesse il fullerene «molecola dell'anno» e nel 1996 arrivò il premio Nobel per tutti e tre. Poi, a stretto giro di tempo, ecco il primo spin-off dei fullereni: i nanotubi di carbonio, fogli di grafite avvolti su se stessi in tubicini di pochi milionesimi di millimetro.
Dispositivi su scala microscopica che hanno aperto la strada alla rivoluzione nanotecnologica. Racconta Sir Harold: «Quando trovammo il C60 nello spazio, sapevo che si trattava di una scoperta importante, e quando riuscimmo a ottenerlo in laboratorio e potemmo analizzarlo fu chiaro che per la chimica si era aperta una porta completamente nuova. C60 è una icona perfetta non soltanto per le nanoscienze, ma anche perché dimostra che non si può mai prevedere da dove salteranno fuori le scoperte più importanti. È una lezione per chi pensa che si possano pianificare le scoperte e finanziare solo le ricerche promettenti. Le cose non funzionano quasi mai in questo modo!». E ancora: «Questa molecola è diventata un simbolo per la nanoscienza e la nanotecnologia anche perché si tratta di una molecola di grandi dimensioni, dalla struttura elegante, dotata di proprietà uniche. In più, da queste ricerche hanno avuto origine i nanotubi di carbonio, da cui ci attendiamo applicazioni rivoluzionarie nell'ingegneria civile ed elettronica».
Proprio sulla rivoluzione delle tecnologie dell'infinitamente piccolo parlerà oggi Harold Kroto in Area, al Centro congressi, nell'ambito della serie di incontri con i Nobel.
«Architettura nel nanospazio» il titolo della sua relazione, che verrà introdotta da Maria Cristina Pedicchio, presidente di Area Science Park, e preceduta da un intervento di Dante Gatteschi, docente di chimica generale e inorganica all'Università di Firenze. Per chi riesce a resistere alle lusinghe del pallone da calcio e gli preferisce il «pallone» di Sir Harold, ricordiamo che anche in questa occasione è stato allestito un servizio gratuito di bus-navetta che dalla Sala Tripcovich porterà fino all'Area, con partenza alle 15.50 e fermate lungo il percorso (per informazioni: 040 362636). Ma accanto al Kroto guru della nanotecnologia c'è anche il Kroto che fonda il Vega Science Trust per la produzione di film scientifici per la Bbc, c'è il Kroto grafico e designer che ha al proprio attivo decine di copertine e poster. Un'attività che in lui non è mai disgiunta da quella scientifica: «Mi piace la bellezza delle forme, la loro eleganza. Si tratti di opere grafiche, di quadri, di sculture, di fotografie. Questa bellezza e questa eleganza fanno parte di me. E, credo, anche della mia scienza».
Di Renzo Editore ha pubblicato Molecole su misura di Harol Kroto.





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