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Tag chimica

La chimica buona? Sarà verde

di francesca (22/10/2007 - 15:02)


“Non temetela, è quella che ci guarirà. Con gli eco-processi batteremo lo smog”


 

Intervista a Roald Hoffmann (per leggere l’intero articolo, clicca qui)

 

 

Professore, molti la vedono bruttissima e sognano addirittura un futuro senza chimica. Tanti italiani la identificano con prodotti velenosi e mortali, che devastano il pianeta. Che cosa risponde?

 

«In realtà la chimica ha migliorato, e di molto, l’esistenza, producendo gli oggetti-simbolo della nostra epoca, dai cd alle auto. E’ vero che ha generato anche inquinamento e disastri, ma per quelli non possiamo che rimproverare noi stessi: chi ha acquistato i veleni se non noi? L’essere umano è strano: tende a ricordare il male e a dimenticare il bene. Eppure basta visitare il cimitero di Bergamo per vedere quanti morissero ancora bambini nei secoli scorsi. Oggi per fortuna non è più così e questo progresso si deve anche alla chimica».

 

Ha una ricetta per uscire dal circolo vizioso sviluppo-inquinamento che distrugge interi habitat?

 

«La lotta all’inquinamento deve nascere dalla sensibilità ecologica delle opinioni pubbliche e anche dagli scienziati che - come cerco di rappresentare nella mia opera teatrale - devono sviluppare un’etica della responsabilità sociale».

 

Ha un esempio concreto?

 

«Le marmitte catalitiche delle auto, il cui “padre”, Gerhard Ertl, ha appena vinto il Nobel. Convertono gli ossidi di azoto e il monossido di carbonio, aiutando ad abbattere le emissioni ovunque, da Milano a Los Angeles, ma non sarebbero mai diventate realtà se non fossero passate le leggi che obbligavano i produttori a installarle. E le leggi nascono sempre dalla pressione politica della gente».

 


La Stampa , mercoledì 17 ottobre 2007, Tutto Scienze

 

Roald Hoffmann è autore di “Se si può, si deve?”, Di Renzo Editore

                                                    "Come pensa un chimico?" - Di Renzo Editore

 

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Le riflessioni di un chimico

di francesca (12/04/2007 - 15:43)

Roald Hoffmann

Se si può, si deve?


Pagine: 72 - Prezzo: € 10.00
ISBN: 8883231791 - Anno di pubblicazione: 2007

DI RENZO EDITORE


In questa pièce teatrale, Roald Hoffmann riflette sulle responsabilità sociali di scienziati e artisti. Friedrich Wertheim, chimico di origine tedesca, si toglie la vita dopo aver scoperto che un gruppo di terroristi ha utilizzato una neurotossina di sua invenzione per commettere un genocidio. Le circostanze e le ragioni della sua morte sconvolgono profondamente la vita di tre persone a lui vicine: sua figlia Katie, anche lei una scienziata, ma con idee molto diverse sulle proprie responsabilità; il suo partner, Stefan, un artista concettuale e la seconda (ed ex) moglie Julia.
In 26 scene, rapide e frammentate, i tre personaggi s’interrogano sulle ragioni del suicidio, scoprendo scenari inaspettati. Divisi dai ricordi e da un passato segnato dalla morte, i tre cercheranno di resistere alle trasformazioni che l’evento porta con sé, finendo col modificare i rapporti reciproci.

Roald Hoffmann, chimico statunitense di origine polacca, ha studiato alla Columbia University e a Harvard. Nel 1962 ha sviluppato insieme a Robert Woodward le regole che spiegano alcuni meccanismi di reazione, per le quali ha ricevuto il Premio Nobel nel 1981. Attualmente insegna alla Cornell University di New York, dove si interessa di proprietà e comportamenti di sostanze organiche e inorganiche e dei materiali. Da sempre impegnato nella divulgazione scientifica, è anche autore di numerose opere di poesia e di teatro.

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Etica ed estetica della scienza

di francesca (11/09/2006 - 14:47)

(Alfonso Maria Liquori - Di Renzo Editore)

Ho conosciuto il prof. Liquori quando ero studente e ne rimasi subito affascinato tanto che, quando da giovane assistente - che nel frattempo ero diventato - fui da lui avvicinato per dirmi che i diagrammi sul potenziale di un particolare elettrodo presentato in sede di esami di laurea da uno studente gli ricordavano l’analogo comportamento da parte di un sistema biologico che aveva studiato, chiedendomi ipotesi di collegamento, fui lusingato ed emozionato e per alcuni giorni pensai con grande impegno a come fornire una risposta. Potete immaginare la mia gioia quando, divenuti colleghi, ebbi l’occasione di parlare a lungo con lui, ammirandone l’immensa cultura, che è cosa diversa dalla specifica competenza, e la grande inventiva scientifica la stessa che gli aveva permesso di realizzare risultati di eccezionale rilievo in vari campi, dalla cristallografia delle molecole organiche alla termodinamica dei processi biologici, dall’etica alla divulgazione scientifica fino all’econodinamica che provò a corredare di parametri in tutto simili a quelli della dinamica chimica. Il ruolo della chimica con Liquori risultò esaltato perché esso fu rivendicato non in termini di incomprensibili steccati e prerogative ma in termini di necessaria integrazione con la fisica e con la biologia per concorrere a capire il mistero della vita.
Leggendo la descrizione dei suoi primi anni da studente mi sembra di rivivere la mia vita: anche io ero attratto da un lato dalla filosofia e dall’altra parte dalla fisica; nel dubbio finii a chimica, ma le due passioni non si attenuarono e, a parte la mia laurea, in più superai il 70% degli esami della laurea in fisica e frequentai alcune scuole di filosofia, appassionandomi ai temi della storia e della epistemologia della scienza dei quali andai a parlare con il prof Liquori quando egli era già passato all’Università di Tor Vergata. Lo trovai in forma quasi perfetta, vivo ed acuto come mai: parlammo del prevalente carattere umanistico dei nostri intellettuali e della necessità di un riequilibrio. Mi spinse a continuare il mio impegno nella direzione della diffusione della cultura scientifica, dicendo che piuttosto che uno scienziato che non sa comunicare è meglio un giornalista che lo sa fare, ma che meglio di tutti è uno scienziato che sa parlare, diffondere quanto conosce senza tradirne, solo per esigenze semplicistiche, i reali contenuti.
Tra noi ci fu sempre un intesa culturale documentata anche dai libri che mi regalò ed ai quali sono legato da interessi scientifici e da ricordi; di quella intesa sento ancora la gravissima mancanza e il rimpianto, che la lettura di queste pagine hanno in piccolissima parte attenuato.

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