La chimica e oltre
Luigi Campanella – La chimica e oltre – Di Renzo Editore
La chimica, da posizione ancillare in cui spesso era relegata, viene oggi finalmente considerata scienza a tutti gli effetti, allo stesso livello della fisica e della matematica. Questa promozione è il risultato di uno sviluppo scientifico sempre più vicino ai grandi temi della vita: salute, ambiente, alimentazione.
Il protagonista di questo lungo dialogo è un personaggio che ha vissuto e contribuito a questa interessante trasformazione e ce ne dà conto in modo estremamente chiaro. Finalmente la chimica può entrare a testa alta nello studio dell’ambiente che ci circonda, della salute, dell’alimentazione, della salvaguardia delle belle arti e di tutti quegli ambiti in cui il suo prezioso contributo è diventato indispensabile e integrativo a quanto proviene dalla ricerca biologica, medica, genetica.
Luigi Campanella è Ordinario di Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali presso la Facoltà di Scienze dell’Università “La Sapienza”. Ha collaborato con le Università di Varsavia, Pechino, Lione, Losanna e Guteborg occupandosi di sensori e bio-sensori, analisi alimentare e diffusione della cultura scientifica. E’ autore di numerosi articoli di carattere scientifico e di alcuni manuali e brevetti.
Chimica, una passione per la vita
Esce il nuovo libro di Luigi Campanella: “La chimica e oltre” edito da Di Renzo Editore.
Finalmente arriva un libro che ci racconta il fascino e la varietà di applicazioni della chimica, disciplina spesso bistrattata eppure così fondamentale per la formazione di molti professionisti del settore scientifico, dai medici ai genetisti, dai biologi ai fisici.
E il racconto è tanto più affascinante se lo ascoltiamo (anzi lo leggiamo) dalla viva voce di uno dei protagonisti della cultura chimica italiana, il professor Luigi Campanella dell’Università La Sapienza di Roma, che in questo dialogo per i tipi di Di Renzo Editore ricorda i progressi della sua disciplina nella sua lunga carriera.
In ottanta leggibilissime pagine, Campanella ci spiega il ruolo della chimica nel mondo della scienza e la nascita di nuovi ambiti di interesse, dalla gestione dei rifiuti alla protezione dell’ambiente e al restauro dei monumenti. Una passione, la sua, che riesce a trasmettere ai suoi lettori così come da trent’anni la trasmette ai suoi studenti.
Etica ed estetica della scienza
Etica ed estetica della scienza, Alfonso Maria Liquori (Di Renzo Editore)
Nome poco noto al grande pubblico, Alfonso Maria Liquori è stato uno dei migliori scienziati italiani del XX secolo. Chimico di formazione, fu uno dei protagonisti della nascita della biologia molecolare. Negli anni Cinquanta lavorò a lungo sulla struttura dell'emoglobina, studiando anche a Cambridge nel celebre Cavendish Laboratory dove, sotto la direzione di Max Perutz, venne praticamente fondata la biologia molecolare strutturale, grazie ai contributi fondamentali di Watson, Crick, Kendrew e Perutz stesso. Tornato in Italia, insegnò prima a Bari e poi a Roma, dove rimase fino alla morte, senza però mai rinunciare a periodi di lavoro all'estero. In questo volume vengono raccolte alcune riflessioni che coprono diversi decenni e numerosi argomenti, documenti la cui provenienza non è purtroppo specificata né datata, e che forse avrebbero avuto bisogno di qualche cura editoriale in più.
I temi che vengono toccati sono molti, a testimonianza di una cultura vastissima e multiforme che coniugava la scienza con la ricerca di un'etica capace di governare il progresso civile e tecnologico.
Colpisce soprattutto la lucidità con cui vengono espresse le diverse posizioni, che si tratti di biochimica o di estetica, come se ogni volta la semplicità delle parole rispecchiasse una precisione di pensiero. Appare evidente sin dall'inizio l'ammirazione per la figura di J.D. Bernal, grande chimico di inizio secolo il cui merito fu quello di applicare per la prima volta le tecniche cristallografiche agli oggetti biologici, aprendo così la strada agli studi successivi, premiati dal Nobel di Perutz e John Kendrew, con i quali Liquori collaborò. Il nome di Bernal ricorre più volte, anche a ricordarne il costante impegno civile per creare un'organizzazione internazionale di scienziati. Un impegno che Liquori si duole di non aver potuto tradurre in attiva partecipazione. Dopo le azioni come partigiano antifascista, la passione scientifica gli tolse infatti spazi ed energie per l'attività politica. Ciò non vuol dire che rinunciasse a esprimere opinioni anche poco ortodosse, come quella riportata in questo volume contro la fecondazione artificiale. Una posizione ovviamente non dovuta all'oscurantismo cattolico, oggi sempre più di moda, quanto alla convinzione che si debba oltrepassare il pregiudizio dell'eredità genetica: "Dobbiamo convincerci che anche se il bambino non esce dall'utero della mamma, anche se non ha i suoi cromosomi, ma se viene allevato come un vero figlio, è un figlio vero e proprio. Questo dal punto di vista etico" (p. 66).
Una posizione assolutamente razionale, lontana anni luce dall'irrazionalismo che molte correnti filosofiche del Novecento hanno alimentato nei cultori delle materie umanistiche. Proprio per questo motivo Liquori fu sostenitore dell'avvicinamento delle "due culture": "non posso dimenticare che un'educazione scientifica ben integrata con un'autentica educazione umanistica rappresentino un valido ingrediente per allontanare molti giovani dalle attrattive di scelte irrazionali che possono avere effetti devastanti su di loro e sulla società" (p. 78).
Per avere altre informazioni, potete leggere anche Molecole dei viventi di Max Perutz (Di Renzo Editore).
Etica ed estetica della scienza
(Alfonso Maria Liquori - Di Renzo Editore)
Ho conosciuto il prof. Liquori quando ero studente e ne rimasi subito affascinato tanto che, quando da giovane assistente - che nel frattempo ero diventato - fui da lui avvicinato per dirmi che i diagrammi sul potenziale di un particolare elettrodo presentato in sede di esami di laurea da uno studente gli ricordavano l’analogo comportamento da parte di un sistema biologico che aveva studiato, chiedendomi ipotesi di collegamento, fui lusingato ed emozionato e per alcuni giorni pensai con grande impegno a come fornire una risposta. Potete immaginare la mia gioia quando, divenuti colleghi, ebbi l’occasione di parlare a lungo con lui, ammirandone l’immensa cultura, che è cosa diversa dalla specifica competenza, e la grande inventiva scientifica la stessa che gli aveva permesso di realizzare risultati di eccezionale rilievo in vari campi, dalla cristallografia delle molecole organiche alla termodinamica dei processi biologici, dall’etica alla divulgazione scientifica fino all’econodinamica che provò a corredare di parametri in tutto simili a quelli della dinamica chimica. Il ruolo della chimica con Liquori risultò esaltato perché esso fu rivendicato non in termini di incomprensibili steccati e prerogative ma in termini di necessaria integrazione con la fisica e con la biologia per concorrere a capire il mistero della vita.
Leggendo la descrizione dei suoi primi anni da studente mi sembra di rivivere la mia vita: anche io ero attratto da un lato dalla filosofia e dall’altra parte dalla fisica; nel dubbio finii a chimica, ma le due passioni non si attenuarono e, a parte la mia laurea, in più superai il 70% degli esami della laurea in fisica e frequentai alcune scuole di filosofia, appassionandomi ai temi della storia e della epistemologia della scienza dei quali andai a parlare con il prof Liquori quando egli era già passato all’Università di Tor Vergata. Lo trovai in forma quasi perfetta, vivo ed acuto come mai: parlammo del prevalente carattere umanistico dei nostri intellettuali e della necessità di un riequilibrio. Mi spinse a continuare il mio impegno nella direzione della diffusione della cultura scientifica, dicendo che piuttosto che uno scienziato che non sa comunicare è meglio un giornalista che lo sa fare, ma che meglio di tutti è uno scienziato che sa parlare, diffondere quanto conosce senza tradirne, solo per esigenze semplicistiche, i reali contenuti.
Tra noi ci fu sempre un intesa culturale documentata anche dai libri che mi regalò ed ai quali sono legato da interessi scientifici e da ricordi; di quella intesa sento ancora la gravissima mancanza e il rimpianto, che la lettura di queste pagine hanno in piccolissima parte attenuato.
Il futuro è predeterminato?

Ilya Prigogine non è un filosofo della Grecia antica, ma un fisico e chimico contemporaneo. Uno strano individuo, nato in Russia e cresciuto in Belgio, che ha speso la vita nei suoi laboratori di Bruxelles. Cosa si è inventato quest’anima in pena? Ha dimostrato matematicamente che la natura è creativa, irreversibile e probabilistica (qualche altro matto gli ha dato il premio Nobel). Uno dei suoi concetti chiave è quello delle biforcazioni, come se la natura durante il suo viaggio nel tempo (che quindi esiste oggettivamente) si trovasse di fronte a bivi, a scelte da fare e in modo irreversibile. Ovvero la natura non è una concatenazione di eventi prederteminati nella loro sequenza, ma un insieme dinamico, probabilistico, un sistema di non equilibrio. Un colpo niente male contro Parmenide, la fisica dei quanti, il metodo sperimentale, i fautori del Gattopardo! Ecco cosa ne deduce Prigogine: “Soprattutto in quest’epoca di globalizzazione e di rivoluzione basata sulle reti, il comportamento a livello individuale è il fattore chiave nel plasmare l’evoluzione dell’intera specie umana, proprio come poche particelle possono alterare l’organizzazione macroscopica della natura e dar luogo alla comparsa o alla scomparsa di strutture dissipative. Il ruolo degli individui è più importante che mai…” (I. Prigogine, Il futuro è già determinato?, Di Renzo Editore, Roma, 2003). Proprio nell’epoca della globalizzazione, quando il mondo in 50 anni ha decuplicato i suoi abitanti, un vecchio fisico belga ci ricorda che gli individui sono più che mai il fulcro del cambiamento, i veri protagonisti della scena. Nel bene come nel male.





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