Festival della matematica 2009
Da 19 al 22 marzo 2009 si terrà all'Auditorium di Roma il Festival della Matematica
Trai i partecipanti i due premi Nobel
Arno Penzias - L'origine dell'Universo - Di Renzo Editore
Roald Hoffmann - Se si può dsi deve? - Di Renzo Editore
- Come pensa un chimico? - Di Renzo Editore
Come pensa un chimico?
RENZO EDITORE |
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“In primo luogo sono interessato al modo di pensare del chimico in generale, e non solo a quello dei miei colleghi teorici. E neppure mi riferisco ai miei vecchi colleghi sperimentalisti, perché spesso essi hanno adottato un particolare modo di pensare che per loro funziona perfettamente. I miei lettori invece rappresentano una fascia ben precisa: studenti, laureati e giovani assistenti, persone dalle menti aperte, pronte ad adottare nuove modalità di pensiero.”
Scrive così Roald Hoffmann, Premio Nobel per la Chimica, che ha dedicato la propria vita non solo alla scienza, ma anche allo studio dell’arte e della letteratura, e che da lungo tempo sta tentando di modificare, con i suoi scritti, l’idea che in genere si ha della chimica, fornendole un’accezione più in sintonia con le nuove esigenze culturali
La chimica buona? Sarà verde
“Non temetela, è quella che ci guarirà. Con gli eco-processi batteremo lo smog”
Intervista a Roald Hoffmann (per leggere l’intero articolo, clicca qui)
«In realtà la chimica ha migliorato, e di molto, l’esistenza, producendo gli oggetti-simbolo della nostra epoca, dai cd alle auto. E’ vero che ha generato anche inquinamento e disastri, ma per quelli non possiamo che rimproverare noi stessi: chi ha acquistato i veleni se non noi? L’essere umano è strano: tende a ricordare il male e a dimenticare il bene. Eppure basta visitare il cimitero di Bergamo per vedere quanti morissero ancora bambini nei secoli scorsi. Oggi per fortuna non è più così e questo progresso si deve anche alla chimica».
Ha una ricetta per uscire dal circolo vizioso sviluppo-inquinamento che distrugge interi habitat?
«La lotta all’inquinamento deve nascere dalla sensibilità ecologica delle opinioni pubbliche e anche dagli scienziati che - come cerco di rappresentare nella mia opera teatrale - devono sviluppare un’etica della responsabilità sociale».
Ha un esempio concreto?
«Le marmitte catalitiche delle auto, il cui “padre”, Gerhard Ertl, ha appena vinto il Nobel. Convertono gli ossidi di azoto e il monossido di carbonio, aiutando ad abbattere le emissioni ovunque, da Milano a Los Angeles, ma non sarebbero mai diventate realtà se non fossero passate le leggi che obbligavano i produttori a installarle. E le leggi nascono sempre dalla pressione politica della gente».
…
Roald Hoffmann è autore di “Se si può, si deve?”, Di Renzo Editore
"Come pensa un chimico?" - Di Renzo Editore
Incontriamo il Nobel Roald Hoffmann
Il Sole 24 ore n. 213 - Domenica
La libertà della ricerca
A Torino una pièce teatrale scritta dal premio Nobel Roald Hoffmann fa riflettere su scienza ed etica, e va controcorrente
di Sylvie Coyaud
Al Lingotto si tiene da oggi a venerdì prossimo il quarantunesimo congresso dell'Unione internazionale di chimica pura e applicata sul tema delle frontiere di quella pura e del contributo di quella applicata a «salute, ambiente e patrimonio culturale». Circa 5mila partecipanti, smistati in dieci sessioni parallele, seguiranno un totale di 230 presentazioni, per fare il punto sulle novità che, dal programma, annunciano un futuro chimico-bio-nano-tech, biosintetico e biomimetico in tutti i settori, dalla farmacologia all'informatica, all'energia. Una mostra della Chemical Heritage Foundation di Philadelphia ricorderà invece la strada percorsa nell'ultimo mezzo millennio, con una selezione della collezione Neville che è riuscita ad acquistare nel 2004: in tutto 6mila volumi storici, tra cui testi di alchimia di cui esiste un unico esemplare.
Il congresso viene inaugurato alle 16 da Roald Hoffmann, Nobel 1981 e ogni tanto nostro collaboratore, con un intervento su scienza ed etica seguito dalla rappresentazione della sua ultima pièce Should’ve (traduzione italiana Se si può, si deve?, Di Renzo Editore, Roma). Diversamente da Ossigeno, l'allegra commedia degli equivoci scritta con Carl Djerassi, su chi di Lavoisier, Priestley e Scheele avesse davvero scoperto il gas, questa è una successione di ventisette scene brevi e tese, per tre attori. L'autore riassume così la trama: «Si apre con il suicidio di Friedrich Wertheim, un chimico d'origine tedesca, che si sentiva colpevole di aver consegnato ai terroristi un metodo semplice per creare una neurotossina. Le circostanze e i motivi del suo gesto travolgono la vita della figlia Katie, una biologa molecolare con idee molto diverse sulla responsabilità sociale degli scienziati, del suo compagno Stefan, un artista concettuale, e di Julia, la seconda moglie, separata da tempo. Cercano di resistere alla potenza trasformatrice della morte e ne sono incapaci, dilaniati dai ricordi, dal passato che essa fa affiorare portando a nuovi legami tra i personaggi». Katie vuole ricreare in laboratorio il virus dell’influenza spagnola che uccise milioni di persone alla fine della Prima guerra mondiale, Stefan prepara un'installazione provocatoria che prende di mira la religione cattolica. Entrambi difendono la propria scelta con argomenti razionali - è un'occasione imperdibile, promette fama e carriera - senza accettare limiti né alla ricerca della conoscenza né alla libertà di espressione. È Julia, sentimentale, priva di ambizioni, a chiedere «se si può, si deve?» Alla fine, le risposte sono più di una e quella decisiva è lasciata all'interpretazione dello spettatore. Hoffmann però non ha dubbi. «Anche se molti miei colleghi non saranno d'accordo, ritengo che certe ricerche non si devono fare», diceva in un'intervista su «Chemistry International» di maggio. Pensa che un codice etico della ricerca sia necessario perché «gli scienziati non nascono etici e la scienza non è eticamente neutrale». D'altronde, nella pièce Stefan «crede alla fallacia romantica secondo cui gli artisti facciano soltanto il bene». Cita opere stupende al servizio di ideologie mostruose e molecole bifronti, stupende anch’esse, che il contesto, l'intenzione, o l’ignoranza trasformano da benefiche in nocive. La soluzione non sta nell'insegnare una filosofia morale tagliata a misura di ricercatore, aggiunge Hoffmann, ma nel coinvolgere scienziati e aspiranti tali in gruppi di discussione su casi reali, in una discussione «da proseguire per tutta la vita». Adesso che ha appena compiuto settant' anni e va in pensione, la prosegue non più con il gruppo degli studenti che si ritrovavano nel suo ufficio immenso e caotico all’università Cornell, ma a teatro. Ha assistito alle ripetizioni di Should’ve a Edmonton, in Canada, mentre il regista Stephen Heatley analizzava ogni frase di quel testo scarno, costruito come un gioco di simmetrie, e chiedeva agli attori Robert Clinton, Maralyn Ryan e Michele Brown - di immaginare quello che accadeva ai personaggi tra una scena e l'altra. Affascinato dalle storie che ne nascevano, aveva ascoltato in silenzio, era «rimasto a imparare, scoprire ambiguità, profondità che non sospettavo», A Torino invece, ci sarà un simposio pomeridiano, «Beyond Should’ve: Ethical Issues in Science and Education», nel quale dibatterà con i colleghi «soprattutto se non la pensano come me. - dice - È riservato ai congressisti, ma lo spettacolo è aperto a tutti, soprattutto a chi legge le vostre pagine di scienza e filosofia,immagino». I biglietti, gratuiti, si possono ancora ritirare alla Vetrina per Torino di piazza San Carlo e all’Auditorium di Piazza Solferino.
Roald Hoffmann – Se si può, si deve? - Di Renzo Editore
I limiti della scienza
Should've - Se si può, si deve?
Roald Hoffmann
“Should've” – “Se si può, si deve?”, la nuova opera teatrale di Roald Hoffmann verrà presentata durante il 41st IUPAC World Chemistry Congress Torino che si svolge dal 5 al 12 agosto.
Per informazioni: www.iupac2007
Centro Conferenze Lingotto, ore 17.00, 5 agosto 2007
Torino
Il libro è pubblicato da Di Renzo Editore
Limiti della scienza
Should've - Se si può, si deve?
Roald Hoffmann
“Should've” – “Se si può, si deve?”, la nuova opera teatrale di Roald Hoffmann verrà presentata durante il 41st IUPAC World Chemistry Congress Torino che si svolge dal 5 al 12 agosto.
Per informazioni: www.iupac2007
Centro Conferenze Lingotto, ore 17.00, 5 agosto 2007
Torino
Il libro è pubblicato da Di Renzo Editore
Le riflessioni di un chimico
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In questa pièce teatrale, Roald Hoffmann riflette sulle responsabilità sociali di scienziati e artisti. Friedrich Wertheim, chimico di origine tedesca, si toglie la vita dopo aver scoperto che un gruppo di terroristi ha utilizzato una neurotossina di sua invenzione per commettere un genocidio. Le circostanze e le ragioni della sua morte sconvolgono profondamente la vita di tre persone a lui vicine: sua figlia Katie, anche lei una scienziata, ma con idee molto diverse sulle proprie responsabilità; il suo partner, Stefan, un artista concettuale e la seconda (ed ex) moglie Julia.
In 26 scene, rapide e frammentate, i tre personaggi s’interrogano sulle ragioni del suicidio, scoprendo scenari inaspettati. Divisi dai ricordi e da un passato segnato dalla morte, i tre cercheranno di resistere alle trasformazioni che l’evento porta con sé, finendo col modificare i rapporti reciproci.Roald Hoffmann, chimico statunitense di origine polacca, ha studiato alla Columbia University e a Harvard. Nel 1962 ha sviluppato insieme a Robert Woodward le regole che spiegano alcuni meccanismi di reazione, per le quali ha ricevuto il Premio Nobel nel 1981. Attualmente insegna alla Cornell University di New York, dove si interessa di proprietà e comportamenti di sostanze organiche e inorganiche e dei materiali. Da sempre impegnato nella divulgazione scientifica, è anche autore di numerose opere di poesia e di teatro.
Oltre la chimica
anceachimici.it, Associazione Nazionale Chimici Ed Ecologisti Per L’Ambiente, aprile 2007
Oltre la chimica
di Laura Scalabrini ( Luigi Campanella, La chimica e oltre, Di Renzo Editore)
Il libro analizza il rapporto fra ricerca e politica fra ricerca e cittadini. Distingue fra ricerca libera intesa come ricerca senza vincoli di sorta e ricerca sociale e considera i cittadini come i consumatori della ricerca sociale in tutti i suoi aspetti sociale, ecologico energetico. Osserva come in quasi tutti i paesi occidentali, sotto l’esempio degli USA, la guida della ricerca è stata assunta dai governi. In Italia c’è una mancanza di una coscienza politica della ricerca da parte del governo e di una coscienza sociale della ricerca da parte dei cittadini Da ciò il malessere endemico della ricerca. Quindi c’è necessità di un miglioramento della comunicazione tra Ricerca e cittadinanza. Per migliorare il contesto politico e sociale. Una svolta è costituita dalla ritrovata correlazione fra arte e scienza: entrambe forme espressive di trasformazione dell’esistente che vanno ben oltre il dilemma fra bellezza e verità a cui qualcuno tenta di ridurle. In effetti, non di dilemma si tratta, ma di integrazione e identità di processo culturale. Di un incontro cioè fra positivismo e fantasia, anch’essa però frutto e prodotto di ricerca. La chimica viene considerata la disciplina con maggiori contatti con le altre scienze. Il mondo materiale definito dalla chimica si colloca come un giusto momento di intersezione tra il mondo biologico e il mondo fisico. Questo dato viene considerato un indubbio incentivo per i chimici a mantenere aperti questi canali di comunicazione, perchè all’interno delle comunità scientifiche le barriere e gli steccati disciplinari non giovano mai a nessuno e bisogna sempre cercare di superarli. Il chimico quasi come operatore sociale preposto al controllo della salute, dell’ambiente e degli alimenti ed anche tecnico di produzioni sofisticate, interfaccia del biologo, del fisico, del medico, ed infine anche comunicatore nell'insegnamento. Per far ciò i chimici devono andare oltre i propri laboratori ed interessarsi anche di filosofia e storia della scienza.
Sembra, in un primo momento, un libro autobiografico in cui l’autore racconta le sue fatiche di ricercatore scientifico e le delusioni subite rispetto alle aspettative ed aspirazioni iniziali.
Continuando nella lettura però ci si accorge che le delusioni sono per Campanella stimolo di nuove ricerche il cui fine è quello di rendere partecipi alle problematiche derivanti dalla sua ricerca in campo chimico, anche altri settori le cui caratteristiche di interdisciplinarietà interdipendenza faciliterebbero la soluzione di molti problemi.
Mentre il mondo cambia, l’autore si rende conto che anche il ruolo della chimica deve cambiare. Incontra ostacoli e scetticismi ma non demorde.
C’è un particolare momento in cui Campanella descrive la sua meraviglia nel constatare che nessuna ricerca è mai stata fatta in campo medico e/o biologico relativamente alla composizione chimica delle cellule tumorali. Si interroga su quanto possa essere determinante lo stress ossidativo dovuto all’eccessiva presenza nel corpo umano di radicali liberi, e verifica le modificazioni chimiche che intervengono nelle cellule attraverso “i biosensori”.
Ma non si limita solo a questo. Cerca di utilizzare le sue scoperte oltre che per salvaguardare la salute umana anche per elaborare progetti per la salvaguardia dell’ambiente e dei beni culturali in nome di quella interdisciplinarietà culturale che lo contraddistingue.
Un libro che va davvero oltre la chimica, che apre tante porte e che fa intravedere tanti corridoi più o meno illuminati che dovrebbe essere completato con tante altre pagine di esperienza personale dell’autore. Suvvia professore ci conduca ancora avanti a conoscere che c'è in quei corridoi!
A Cambridge con Max Perutz
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Ho incontrato Max Perutz a Cambridge, dove lavorava, nel 1996
www.santedirenzo.it Il libro pubblicato con la Di Renzo Editore ha il seguente titolo: Le molecole dei viventi. |
Caglioti e la Scienza tradita
La caratteristica dell’Italia sembra quella di allontanare o perseguitare i suoi figli migliori: un Paese creativo, pieno di fantasia, che tuttavia si ferma alla fase creativa e dopo essere riuscito ad aprire nuove strade, lascia lo sviluppo ad altri.
Sono queste le amare considerazioni di Luciano Caglioti, protagonista dell’età dell’oro della chimica italiana, che in questa intervista-biografia, ci racconta le occasioni perdute dal nostro Paese per diventare protagonista dello sviluppo tecnologico mondiale. Da Pacinotti a Meucci, da Negrelli a Ferraris, fino ai “cervelli in fuga” del nostro tempo, l’epopea della scienza italiana appare costellata da grandi geni che non sono riusciti ad essere “profeti in patria”.
La chimica e oltre
Luigi Campanella – La chimica e oltre – Di Renzo Editore
La chimica, da posizione ancillare in cui spesso era relegata, viene oggi finalmente considerata scienza a tutti gli effetti, allo stesso livello della fisica e della matematica. Questa promozione è il risultato di uno sviluppo scientifico sempre più vicino ai grandi temi della vita: salute, ambiente, alimentazione.
Il protagonista di questo lungo dialogo è un personaggio che ha vissuto e contribuito a questa interessante trasformazione e ce ne dà conto in modo estremamente chiaro. Finalmente la chimica può entrare a testa alta nello studio dell’ambiente che ci circonda, della salute, dell’alimentazione, della salvaguardia delle belle arti e di tutti quegli ambiti in cui il suo prezioso contributo è diventato indispensabile e integrativo a quanto proviene dalla ricerca biologica, medica, genetica.
Luigi Campanella è Ordinario di Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali presso la Facoltà di Scienze dell’Università “La Sapienza”. Ha collaborato con le Università di Varsavia, Pechino, Lione, Losanna e Guteborg occupandosi di sensori e bio-sensori, analisi alimentare e diffusione della cultura scientifica. E’ autore di numerosi articoli di carattere scientifico e di alcuni manuali e brevetti.
Fenomeni fluttuanti
Intervento al Dibattito COHERENCE (21 aprile 2006 – Roma) di Paolo Manzelli
I Fenomeni Fluttuanti furono cosi definiti dal Prof. Giorgio Piccardi perchè la loro riproducibilità non avveniva in uno spazio tempo qualsiasi scelto dal ricercatore , ma solo entro una durata del tempo determinata dalla trasformazione irreversibile in particolari condizioni dello spazio.
Piccardi diceva a noi studenti: “Non e’ piu’ possibile ingabbiare la realtà complessa delle trasformazioni irreversibili entro categorie astratte dello spazio tempo nel come fossero dei parametri assoluti e neppure consideri come relativi alla posizione soggettiva dell’ osservatore.”
Pertanto Piccardi iniziando con lo studio degli “storm-glass” considerò storicamente superate le inferenze logiche basate sulla accettazione dello spazio-tempo cartesiano. Quindi per Piccardi non potevano piu’ essere accettate dalla scienza categorie teoriche precostituite delle relazioni tra spazio e tempo, tali da non poter essere adattate alla realtà osservata. Spazio Vuoto e tempo senza intervallo di durata, erano per Piccardi pre-nozioni convenzionali prive di esperienza concretamente misurabile, che pertanto conducevano a conclusioni fuorvianti rispetto alla realtà del divenire.
Ad esempio diceva a noi studenti che la impostazione assolutamente arbitraria dello spazio tempo cartesiano conduceva a pensare possibile una netta contrapposizione tra CAUSALITA' e CASUALITA'.
La causalità nel contesto tradizionalmente acquisito dello spazio/tempo e' infatti intesa come sequenza lineare tra causa ed effetto, cioè rispondente ad in un tempo scelto a piacimento del ricercatore. Ma la durata delle trasformazioni irreversibili avviene dopo una durata che non può essere considerata come funzione decisa dall’osservatore poiché va a dipendere come nelle vita dalla probabilità di vivere di un individuo di una determinata specie nelle oggettive condizioni del suo sviluppo.
Pertanto lo studio dei FENOMENI FLUTTUANTI si basa sull’ analisi della casualità statistica, quadro cognitivo in cui si dimostra che la ripetibilità di un esperimento di trasformazione, avviene solo in condizioni particolari delle dinamiche spazio-temporali; quest’ultime possono essere evidenziate sulla base di una indagine comparativa, da cui si rileva che la ripetibilità di un esperimento è possibile che si verifichi in particolari condizioni dello spazio e del tempo. Pertanto i FENOMENI FLUTTUANTI non assumono il carattere di pura casualità proprio per il fatto che si ripetono cronologicamente in tempi di durata differenziata.
Piccardi sulla base dello studio dei Fenomeni Fluttuanti di fatto cambiò pertanto l'atteggiamento cognitivo tradizionale della scienza ed inoltre utilizzò un principio metodologico di indagine innovativo, detto "metodo comparativo delle variazioni temporali concomitanti", con cui si indaga come il tempo dei fenomeni fluttuanti risponda ad una effettiva durata in determinate condizioni di posizionamento dell’esperimento nello spazio.
Tale metodologia di indagine conoscitiva di tipo statistico; il Prof. Piccardi la mutuò da quella delle Scienze Sociali (E. DURKEIM), e dalle moderne Teorie della Conoscenza, scienze che data la loro complessità già cercavano di superare le logiche cartesiane delle relazioni dinamiche tra spazio e tempo, nonché la struttura ereditata da Auguste Compte sulla suddivisione gerarchica delle discipline scientifiche ed umanistiche.
La Scienza per Piccardi era una attività umana intellettualmente privilegiata, ma che comunque prende forma rispetto a specifiche condizioni storiche sociali ed economiche. Pertanto egli sentì anticipatamente la esigenza un cambiamento storico-sociale che comporta anche la necessita di modificare i caratteri distintivi delle autonomie disciplinari della suddivisione delle Scienze.
In tale contesto di riflessione sul ruolo delle ricerca nella società del divenire Piccardi si propose la ricerca di un metodo di indagine conoscitiva piu’ generale se pur in via di progressiva definizione valido per analizzare i problemi complessi quali sono i Fenomeni Fluttuanti , in modo da poter essere capaci di interpretare unitariamente il contesto della scoperta in un quadro innovativo delle sua accettabilità sociale e politica. In conclusione Piccardi considero lo studio dei FENOMENI FLUTTUANTI una modalità di ricerca responsabilmente finalizzata per capire ed interpretate in modo innovativo la scienza del divenire.
Per ulteriori informazioni: Paolo Manzelli e altri - I segreti dell'acqua: L'opera scientifica di Giorgio Piccardi - Di Renzo Editore
L'importanza del tipo di giocattolo
Il parere del premio Nobel Harold Kroto
Harold Kroto - Molecole su misura - Di Renzo Editore
Io credo che uno dei motivi del calo di interesse dei giovani per la scienza e l’ingegneria sia che pochi di loro ricevono in dono giocattoli che ne stimolano la creatività e sviluppano abilità manuali. Per esempio, non ricevono più giochi di chimica o per lavorare il legno. È un bene che molti possiedano il Lego, ma avrebbero bisogno di qualcos’altro oltre a giochi in cui si assemblano puramente e semplicemente elementi. Avrebbero bisogno di giochi che sviluppino l’abilità manuale e la comprensione dei principii di ingegneria, capacità che io ho appreso giocando con il Meccano. Sono sicuro che averci giocato abbia rappresentato un elemento cruciale del mio sviluppo, e non può essere una coincidenza che quasi il 100% degli scienziati più anziani e degli ingegneri abbiano da bambini posseduto un Meccano. Allineare accuratamente dadi e bulloni, e stringerli senza strappare il filo, è un’arte delicata, che richiede un buon coordinamento mano-occhio ed una conoscenza della sottile differenza esistente tra materiali come acciaio, ottone ed alluminio.
Chimica, una passione per la vita
Esce il nuovo libro di Luigi Campanella: “La chimica e oltre” edito da Di Renzo Editore.
Finalmente arriva un libro che ci racconta il fascino e la varietà di applicazioni della chimica, disciplina spesso bistrattata eppure così fondamentale per la formazione di molti professionisti del settore scientifico, dai medici ai genetisti, dai biologi ai fisici.
E il racconto è tanto più affascinante se lo ascoltiamo (anzi lo leggiamo) dalla viva voce di uno dei protagonisti della cultura chimica italiana, il professor Luigi Campanella dell’Università La Sapienza di Roma, che in questo dialogo per i tipi di Di Renzo Editore ricorda i progressi della sua disciplina nella sua lunga carriera.
In ottanta leggibilissime pagine, Campanella ci spiega il ruolo della chimica nel mondo della scienza e la nascita di nuovi ambiti di interesse, dalla gestione dei rifiuti alla protezione dell’ambiente e al restauro dei monumenti. Una passione, la sua, che riesce a trasmettere ai suoi lettori così come da trent’anni la trasmette ai suoi studenti.
Morto Max Perutz: scoprì la struttura dell’emoglobina
Lo scienziato Max Perutz, Nobel per la chimica nel 1962, è morto nel febbraio 2002 a Cambridge all’età di 87 anni.
Max Ferdinand Perutz nacque a Vienna il 19 Maggio 1941. Iscritto all’Università di Vienna nel 1932, indirizzò il suo interesse verso la chimica organica, in special modo verso il lavoro svolto da Sir F. G. Hopkins a Cambridge nel campo della biochimica organica. Per tale ragione si recò nel 1936 presso il Cavendish Laboratory di Cambridge per la sua tesi di Ph.D. Le vicende politico-militari che si abbatterono in Europa in quegli anni, colpirono anche la sua famiglia che si vide espropriata di ogni bene e costretta all’esilio. Per sua fortuna, grazie al contributo economico elargito dalla Fondazione Rockefeller, riuscì ad ottenere l’incarico di “research assistant” di Sir Lawrence Bragg, che attraverso alcune interruzioni, mantenne fino al
Il lavoro scientifico di Perutz sulla struttura dell’emoglobina nacque sullo spunto di un colloquio avvenuto con F. Haurowitz a Praga, nel Settembre 1937.
In quegli anni i fisici avevano definito delle nuove tecniche d'indagine, utilizzando la capacità dei raggi X, in modo da investigare la struttura spaziale di molti semplici cristalli. L'idea di Perutz e di un gruppetto d’altri scienziati fu di utilizzare la stessa tecnica, per comprendere la struttura di una molecola complessa come una proteina. Il tutto con gli strumenti di allora e soprattutto con i calcolatori di allora.
Da G. S. Adair ottenne i primi cristallini di emoglobina, Bernal e I. Fankuchen gli mostrarono come ottenere delle figure di diffrazione dai raggi X e la loro interpretazione. Insieme, nel 1938, pubblicarono un primo lavoro sulla diffrazione dei raggi X ottenuti da un cristallo di emoglobina.
Per Di Renzo Editore Max Perutz ha pubblicato Le molecole dei viventi.
Etica ed estetica della scienza
Etica ed estetica della scienza, Alfonso Maria Liquori (Di Renzo Editore)
Nome poco noto al grande pubblico, Alfonso Maria Liquori è stato uno dei migliori scienziati italiani del XX secolo. Chimico di formazione, fu uno dei protagonisti della nascita della biologia molecolare. Negli anni Cinquanta lavorò a lungo sulla struttura dell'emoglobina, studiando anche a Cambridge nel celebre Cavendish Laboratory dove, sotto la direzione di Max Perutz, venne praticamente fondata la biologia molecolare strutturale, grazie ai contributi fondamentali di Watson, Crick, Kendrew e Perutz stesso. Tornato in Italia, insegnò prima a Bari e poi a Roma, dove rimase fino alla morte, senza però mai rinunciare a periodi di lavoro all'estero. In questo volume vengono raccolte alcune riflessioni che coprono diversi decenni e numerosi argomenti, documenti la cui provenienza non è purtroppo specificata né datata, e che forse avrebbero avuto bisogno di qualche cura editoriale in più.
I temi che vengono toccati sono molti, a testimonianza di una cultura vastissima e multiforme che coniugava la scienza con la ricerca di un'etica capace di governare il progresso civile e tecnologico.
Colpisce soprattutto la lucidità con cui vengono espresse le diverse posizioni, che si tratti di biochimica o di estetica, come se ogni volta la semplicità delle parole rispecchiasse una precisione di pensiero. Appare evidente sin dall'inizio l'ammirazione per la figura di J.D. Bernal, grande chimico di inizio secolo il cui merito fu quello di applicare per la prima volta le tecniche cristallografiche agli oggetti biologici, aprendo così la strada agli studi successivi, premiati dal Nobel di Perutz e John Kendrew, con i quali Liquori collaborò. Il nome di Bernal ricorre più volte, anche a ricordarne il costante impegno civile per creare un'organizzazione internazionale di scienziati. Un impegno che Liquori si duole di non aver potuto tradurre in attiva partecipazione. Dopo le azioni come partigiano antifascista, la passione scientifica gli tolse infatti spazi ed energie per l'attività politica. Ciò non vuol dire che rinunciasse a esprimere opinioni anche poco ortodosse, come quella riportata in questo volume contro la fecondazione artificiale. Una posizione ovviamente non dovuta all'oscurantismo cattolico, oggi sempre più di moda, quanto alla convinzione che si debba oltrepassare il pregiudizio dell'eredità genetica: "Dobbiamo convincerci che anche se il bambino non esce dall'utero della mamma, anche se non ha i suoi cromosomi, ma se viene allevato come un vero figlio, è un figlio vero e proprio. Questo dal punto di vista etico" (p. 66).
Una posizione assolutamente razionale, lontana anni luce dall'irrazionalismo che molte correnti filosofiche del Novecento hanno alimentato nei cultori delle materie umanistiche. Proprio per questo motivo Liquori fu sostenitore dell'avvicinamento delle "due culture": "non posso dimenticare che un'educazione scientifica ben integrata con un'autentica educazione umanistica rappresentino un valido ingrediente per allontanare molti giovani dalle attrattive di scelte irrazionali che possono avere effetti devastanti su di loro e sulla società" (p. 78).
Per avere altre informazioni, potete leggere anche Molecole dei viventi di Max Perutz (Di Renzo Editore).
I grandi della scienza: Max Perutz e l'emoglobina
Ma anche un maestro di scienza e di vita per i suoi collaboratori. Negli ultimi vent'anni aveva pubblicato oltre cento lavori, l'ultimo era apparso su Nature nel luglio dell'anno scorso. E fino a Natale, nonostante l'incombere della malattia, non aveva voluto abbandonare il suo bancone di laboratorio. Ci sono luoghi al mondo che sembrano favorire la creatività e attirare persone d'eccezione. Uno di questi luoghi è il Cavendish Laboratory di Cambridge, dove all'inizio del secolo scorso Ernest Rutherford aveva posto le basi della fisica nucleare, e dove i due Bragg (padre e figlio) avevano sperimentato l'impiego della diffrazione a raggi X da parte dei solidi cristallini per determinare le distanze tra gli atomi.
La tecnica verrà poi sviluppata - sempre al Cavendish - da John Desmond Bernal, che insegnerà il mestiere a Max Perutz, il quale avrà tra i suoi primi studenti di dottorato John Kendrew e Francis Crick. Un esempio di trasmissione culturale che troverà una celebrazione straordinaria nell'annata 1962 dei Nobel, quando Perutz e Kendrew riceveranno il premio per la chimica per aver identificato rispettivamente la struttura dell'emoglobina e della mioglobina, e Watson e Crick (assieme a Maurice Wilkins, dell'Università di Londra) quello per la medicina per la doppia elica del DNA. E altri scienziati del Cavendish verranno insigniti del Nobel negli anni successivi.
A che cosa è dovuta questa fioritura di talenti? Forse è stato proprio Max Perutz a rivitalizzare l'ambiente di Cambridge quando fondò e diresse, dal 1962 al 1979, il Laboratorio di biologia molecolare. Le sue direttive erano semplici ma efficaci: scegliere i giovani più promettenti, massima libertà intellettuale, burocrazia al minimo, grande disponibilità umana, facilitando l'osmosi di idee tra i diversi gruppi di ricerca. Perutz era approdato in Gran Bretagna nel 1936 dalla natia Vienna, dove il padre (fabbricante di tessuti) contava di inserirlo nell'azienda di famiglia. Ma un insegnante lo aveva fatto innamorare della chimica e Max la spuntò: si iscrisse a chimica all'Università di Vienna e poi ottenne il dottorato a Cambridge, con Bernal.
"Fu lui a insegnarmi che l'enigma della vita era racchiuso nella struttura delle proteine, e che la cristallografia a raggi X era il solo modo per venirne a capo" racconterà in seguito Perutz. All'epoca si pensava che anche i geni fossero costituiti da proteine. Così il giovane Perutz imparò le tecniche di cristallografia per applicarle alla biochimica. E scelse di studiare l'emoglobina, la proteina più abbondante e facile a cristallizzare, utilizzando quella estratta dal cavallo.
Ma i tempi s'incupivano. Nel 1938 Hitler s'impadroniva dell'Austria e i Perutz (di origine ebraica) dovettero cedere la loro azienda. William Lawrence Bragg, allora a capo del Cavendish Laboratory, fece ottenere a Max una borsa di studio della Rockefeller Foundation. Questo consentì a Perutz di far trasferire i genitori in Gran Bretagna. Ma con lo scoppio della guerra furono tutti internati come potenziali nemici. Perutz venne deportato a Liverpool e poi in Canada, nel Quebec. Solo nel 1941 i colleghi di Cambridge (tra i quali la futura moglie) ne ottennero la liberazione. E Perutz fu allora coinvolto in un singolare progetto di importanza strategica: trovare il modo di rendere il ghiaccio a prova di proiettili per creare, nell'Atlantico, vere e proprie navi iceberg, che consentissero agli aerei degli Alleati di atterrare per rifornirsi di carburante.
I primi risultati delle ricerche si rivelarono promettenti, ma il progetto venne sospeso quando i bombardieri acquistarono un'autonomia tale da varcare l'oceano senza scalo. Finita la guerra, Perutz poté tornare a occuparsi delle proteine. Pareva un'impresa disperata ricostruire l'arrangiamento tridimensionale di molecole tanto complesse, con migliaia di atomi. I primi risultati arrivarono solo nel 1953, quando Perutz riuscì a incorporare atomi di un metallo pesante, il mercurio, in posizioni definite dell'emoglobina. In questo modo la diffrazione cristallografica risultava alterata, e i cambiamenti potevano essere usati per determinare la struttura della molecola nelle tre dimensioni.
Nel 1959 la struttura spaziale dell'emoglobina e della mioglobina era cosa fatta. Racconterà Perutz: "Eravamo come esploratori alla scoperta di un nuovo continente. Ma ora bisognava spiegare il meccanismo molecolare dello scambio respiratorio". L'obiettivo venne centrato da Perutz e Kendrew negli anni successivi al Nobel. Un meccanismo che si rivelerà la chiave per comprendere numerose malattie ereditarie. A cominciare dall'anemia falciforme, dovuta a una sintesi difettosa dell'emoglobina.
Accanto al lavoro scientifico Max Perutz ha sempre dedicato una fetta del suo tempo a scrivere e a parlare di scienza, con articoli e recensioni pubblicati su svariate riviste: dalla New York Review of Books al New Yorker, da Nature al New Scientist. Sono veri e propri piccoli saggi, raccolti in un paio di libri pubblicati nel
Per Di Renzo Editore Max Perutz ha pubblicato Le molecole dei viventi.
Etica ed estetica della scienza
(Alfonso Maria Liquori - Di Renzo Editore)
Ho conosciuto il prof. Liquori quando ero studente e ne rimasi subito affascinato tanto che, quando da giovane assistente - che nel frattempo ero diventato - fui da lui avvicinato per dirmi che i diagrammi sul potenziale di un particolare elettrodo presentato in sede di esami di laurea da uno studente gli ricordavano l’analogo comportamento da parte di un sistema biologico che aveva studiato, chiedendomi ipotesi di collegamento, fui lusingato ed emozionato e per alcuni giorni pensai con grande impegno a come fornire una risposta. Potete immaginare la mia gioia quando, divenuti colleghi, ebbi l’occasione di parlare a lungo con lui, ammirandone l’immensa cultura, che è cosa diversa dalla specifica competenza, e la grande inventiva scientifica la stessa che gli aveva permesso di realizzare risultati di eccezionale rilievo in vari campi, dalla cristallografia delle molecole organiche alla termodinamica dei processi biologici, dall’etica alla divulgazione scientifica fino all’econodinamica che provò a corredare di parametri in tutto simili a quelli della dinamica chimica. Il ruolo della chimica con Liquori risultò esaltato perché esso fu rivendicato non in termini di incomprensibili steccati e prerogative ma in termini di necessaria integrazione con la fisica e con la biologia per concorrere a capire il mistero della vita.
Leggendo la descrizione dei suoi primi anni da studente mi sembra di rivivere la mia vita: anche io ero attratto da un lato dalla filosofia e dall’altra parte dalla fisica; nel dubbio finii a chimica, ma le due passioni non si attenuarono e, a parte la mia laurea, in più superai il 70% degli esami della laurea in fisica e frequentai alcune scuole di filosofia, appassionandomi ai temi della storia e della epistemologia della scienza dei quali andai a parlare con il prof Liquori quando egli era già passato all’Università di Tor Vergata. Lo trovai in forma quasi perfetta, vivo ed acuto come mai: parlammo del prevalente carattere umanistico dei nostri intellettuali e della necessità di un riequilibrio. Mi spinse a continuare il mio impegno nella direzione della diffusione della cultura scientifica, dicendo che piuttosto che uno scienziato che non sa comunicare è meglio un giornalista che lo sa fare, ma che meglio di tutti è uno scienziato che sa parlare, diffondere quanto conosce senza tradirne, solo per esigenze semplicistiche, i reali contenuti.
Tra noi ci fu sempre un intesa culturale documentata anche dai libri che mi regalò ed ai quali sono legato da interessi scientifici e da ricordi; di quella intesa sento ancora la gravissima mancanza e il rimpianto, che la lettura di queste pagine hanno in piccolissima parte attenuato.
Harold Kroto a Trieste
E d'altra parte il fullerene è tuttora familiarmente chiamato dagli specialisti con il nomignolo «buckyball», in relazione proprio alla sua forma a palla. E altri l'hanno battezzato «soccerene», da «soccer», come gli americani chiamano il nostro calcio.
«È vero», conferma Sir Harold via e-mail. «Ma io fin dall'inizio, vent'anni fa, avevo preferito chiamarlo un nome più creativo. Fullerene è infatti l'abbreviazione di ”buckminsterfullerene”, dal nome dell'architetto americano Buckminster Fuller, il padre delle cupole geodetiche, così simili a questa molecola». È solo uno dei tanti casi di interdisciplinarietà che ruotano attorno a questo scienziato di vastissimi interessi, che porta con baldanza i suoi 67 anni. Inglese di origine tedesca (il nome originario dei genitori era Krotoshiner), ha studiato all'Università di Sheffield, poi ha lavorato in Canada, a Ottawa, e negli Stati Uniti, ai mitici Bell Laboratories in New Jersey, prima di iniziare la carriera accademica nel 1967 all'Università del Sussex, a Brighton. E ora Kroto insegna anche al Dipartimento di chimica e biochimica della Florida State University. Sir Harold scoprì la molecola che gli avrebbe cambiato la vita intorno al 1985, quando lavorava sull'identificazione al radiotelescopio delle molecole presenti nelle atmosfere stellari e nelle nubi interstellari. Trovò così questa struttura superstabile con 60 atomi di carbonio (spesso indicata semplicemente come C60), costituita da 12 pentagoni e 20 esagoni, in cui ciascun pentagono è circondato da cinque esagoni. Una nuova inattesa forma cristallina del carbonio, che andava ad aggiungersi alla grafite e al diamante (e a un paio di altre forme rarissime).
Quando Kroto, nel 1991, si mise a lavorare assieme ai colleghi Robert Curl e Richard Smalley per ottenere la molecola in laboratorio, quaggiù sulla Terra, il gioco era fatto. La rivista «Science» elesse il fullerene «molecola dell'anno» e nel 1996 arrivò il premio Nobel per tutti e tre. Poi, a stretto giro di tempo, ecco il primo spin-off dei fullereni: i nanotubi di carbonio, fogli di grafite avvolti su se stessi in tubicini di pochi milionesimi di millimetro.
Dispositivi su scala microscopica che hanno aperto la strada alla rivoluzione nanotecnologica. Racconta Sir Harold: «Quando trovammo il C60 nello spazio, sapevo che si trattava di una scoperta importante, e quando riuscimmo a ottenerlo in laboratorio e potemmo analizzarlo fu chiaro che per la chimica si era aperta una porta completamente nuova. C60 è una icona perfetta non soltanto per le nanoscienze, ma anche perché dimostra che non si può mai prevedere da dove salteranno fuori le scoperte più importanti. È una lezione per chi pensa che si possano pianificare le scoperte e finanziare solo le ricerche promettenti. Le cose non funzionano quasi mai in questo modo!». E ancora: «Questa molecola è diventata un simbolo per la nanoscienza e la nanotecnologia anche perché si tratta di una molecola di grandi dimensioni, dalla struttura elegante, dotata di proprietà uniche. In più, da queste ricerche hanno avuto origine i nanotubi di carbonio, da cui ci attendiamo applicazioni rivoluzionarie nell'ingegneria civile ed elettronica».
Proprio sulla rivoluzione delle tecnologie dell'infinitamente piccolo parlerà oggi Harold Kroto in Area, al Centro congressi, nell'ambito della serie di incontri con i Nobel.
«Architettura nel nanospazio» il titolo della sua relazione, che verrà introdotta da Maria Cristina Pedicchio, presidente di Area Science Park, e preceduta da un intervento di Dante Gatteschi, docente di chimica generale e inorganica all'Università di Firenze. Per chi riesce a resistere alle lusinghe del pallone da calcio e gli preferisce il «pallone» di Sir Harold, ricordiamo che anche in questa occasione è stato allestito un servizio gratuito di bus-navetta che dalla Sala Tripcovich porterà fino all'Area, con partenza alle 15.50 e fermate lungo il percorso (per informazioni: 040 362636). Ma accanto al Kroto guru della nanotecnologia c'è anche il Kroto che fonda il Vega Science Trust per la produzione di film scientifici per la Bbc, c'è il Kroto grafico e designer che ha al proprio attivo decine di copertine e poster. Un'attività che in lui non è mai disgiunta da quella scientifica: «Mi piace la bellezza delle forme, la loro eleganza. Si tratti di opere grafiche, di quadri, di sculture, di fotografie. Questa bellezza e questa eleganza fanno parte di me. E, credo, anche della mia scienza».
Di Renzo Editore ha pubblicato Molecole su misura di Harol Kroto.
Il futuro è predeterminato?

Ilya Prigogine non è un filosofo della Grecia antica, ma un fisico e chimico contemporaneo. Uno strano individuo, nato in Russia e cresciuto in Belgio, che ha speso la vita nei suoi laboratori di Bruxelles. Cosa si è inventato quest’anima in pena? Ha dimostrato matematicamente che la natura è creativa, irreversibile e probabilistica (qualche altro matto gli ha dato il premio Nobel). Uno dei suoi concetti chiave è quello delle biforcazioni, come se la natura durante il suo viaggio nel tempo (che quindi esiste oggettivamente) si trovasse di fronte a bivi, a scelte da fare e in modo irreversibile. Ovvero la natura non è una concatenazione di eventi prederteminati nella loro sequenza, ma un insieme dinamico, probabilistico, un sistema di non equilibrio. Un colpo niente male contro Parmenide, la fisica dei quanti, il metodo sperimentale, i fautori del Gattopardo! Ecco cosa ne deduce Prigogine: “Soprattutto in quest’epoca di globalizzazione e di rivoluzione basata sulle reti, il comportamento a livello individuale è il fattore chiave nel plasmare l’evoluzione dell’intera specie umana, proprio come poche particelle possono alterare l’organizzazione macroscopica della natura e dar luogo alla comparsa o alla scomparsa di strutture dissipative. Il ruolo degli individui è più importante che mai…” (I. Prigogine, Il futuro è già determinato?, Di Renzo Editore, Roma, 2003). Proprio nell’epoca della globalizzazione, quando il mondo in 50 anni ha decuplicato i suoi abitanti, un vecchio fisico belga ci ricorda che gli individui sono più che mai il fulcro del cambiamento, i veri protagonisti della scena. Nel bene come nel male.
Laurea ad honorem a Harold Kroto
Il 31 marzo
Harold Kroto, chimico inglese di origine tedesca, è stato ricercatore presso il National Research Council di Ottawa e i Laboratori Bell e dal 1967 insegna all’Università del Sussex. Si è occupato di spettroscopia elettronica e Raman, e di nanotecnologie. Nel
E dopo la teoria di Einstein?

È stato da poco ristampato un buon libretto che affronta un particolare aspetto di quella che è la relatività dopo Einstein e cioè la teoria degli universi ipersferici. (Giuseppe Arcidiacono, La relatività dopo Einstein, Di Renzo Editore).
È un tentativo che l’autore segue da diversi anni, partendo dalla teoria degli universi di Luigi Fantappié, una teoria basata sul gruppo di Fantappié (il gruppo «proiettivo» di Fantappié).
In tal modo, secondo l’autore, si trova una legge di addizione delle durate simile a quella di addizione delle velocità della relatività ristretta di Einstein, e quindi si trova anche una durata limite, che a prima vista può sembrare enigmatica, è legata al fatto che nella geometria non euclidica ogni punto sta sempre a distanza infinita dai punti dell’assoluto (che si presentano, questi ultimi, come singolarità iniziale, finale).
Il gruppo di Fantappié fornisce anche la legge di espansione (o, viceversa, di collasso) dell’Universo e lo spostamento verso il rosso con in più la possibilità di velocità superiori a quelle della luce è costante e non può essere superata solo localmente; ma le velocità di recessione delle galassie sfuggono a tale limite perché esse sono praticamente in quiete in uno spazio che si espande con velocità che può essere iper-c. Quindi è possibile che alle grandi distanze esistano oggetti, come le quasar, che si allontanano da noi a velocità iper-c).
Infine, secondo l’autore la relatività proiettava cioè il gruppo di Fantappié permette anche di superare la contraddizione che sembra esistere tra distanza di una quasar, ricavata dalla velocità di fuga, e dimensioni dell’Universo al tempo in cui la quasar ha emesso la luce che oggi percepiamo.
Ovviamente uno può essere d’accordo o non con l’autore, ma, comunque, è un testo che vale la pena di leggere.
L’incontro, n. 14, settembre 2005, pag. 6
Problemi e dibattiti di biologia teorica
In questo libro vengono esaminate le opere di eminenti scienziati in cui vengono sviluppate idee nuove in aperto contrasto con quelle che vigono attualmente in campo biologico, e vengono ripresi alcuni dibattiti su diversi problemi fondamentali della biologia teorica, come quello dell’ordine e del disordine, dell’entropia e della negaentropia, strettamente collegate alla validità o meno per gli organismi viventi del Secondo principio della termodinamica e infine il problema del finalismo biologico in contrasto con la concezione casuale, oggi prevalente tra i genetisti e i biologi molecolari. Altri problemi trattati in questo volume sono quelli della generazione spontanea o abiogenesi e della derivazione scimmiesca dell’uomo, capisaldi della concezione darwinista, ormai del tutto superata (nonostante il parere contrario della maggior parte dei biologi). Un ulteriore argomento trattato è quello del falso contrasto tra evoluzionismo e creazionismo e ancora il problema della presenza nel cosmo di un’intelligenza capace di contrastare la cieca casualità. Chiude il volume un capitolo dedicato al valore e ai limiti della scienza e ai rapporti tra scienza e fede.
Dello stesso autore è anche: L’evoluzione dopo Darwin.
Le parole di un uomo
Primo Levi è uno dei massimi testimoni dello sterminio nazista degli ebrei. Lo ha raccontato nei suoi libri, divenuti una preziosa opportunità per cercare di comprendere l'enormità di quell'evento. Ma quanto il tempo trascorso fra noi e quegli avvenimenti, fra noi e il racconto, muta la percezione della storia? In una sorta di dialogo con Levi, stimolato da una intervista raccolta pochi mesi prima della sua scomparsa, un gruppo di persone diverse tra loro - ragazzi di scuola, giovani di estrema destra, il figlio di un SS, una reduce da Auschwitz - propongono la loro visione di quell'evento e aggiungono al racconto di Levi la propria riflessione e la propria storia. Quasi fosse un dialogo collettivo dove l'argomento procede oltre il Lager o il nazismo. Le derivazioni sul tema portano a discutere anche di terrorismo, razzismo o immigrazione. Presente e centrale per tutti il rapporto con la storia e le sue conseguenze.
Operazione Bourbaki
All’età di sessantotto anni, Max Weiss, professore di scienze a Princeton, viene mandato in pensione. Eppure lui è convinto di avere ancora davanti a sé gli anni migliori della sua carriera, così prepara un’ingegnosa vendetta nei panni di “Diana Skordylis”. Lo pseudonimo nasconde un’alleanza tra Weiss e altri tre suoi colleghi, anch’essi anziani e anch’essi con qualche debito non saldato con la comunità scientifica.
Quello che non si poteva prevedere è il successo della loro avventura: la scoperta della PCR, la più importante invenzione delle scienze biomediche contemporanee. Diana Skordylis viene così travolta dalle gelosie professionali. E mentre le forze dell’individualismo mettono a dura prova l’ideale della collaborazione, il lettore arriva al cuore dell’impresa scientifica e delle sue regole accademiche.
Questo libro è il secondo volume della tetralogia, iniziata con Il dilemma di Cantor, con la quale Carl Djerassi mette in scena il vivere quotidiano degli scienziati di oggi.
Molecole su misura
Il C60 è stato definito il composto più importante scoperto nel XX secolo: fondamentale per la chimica del carbonio e dei materiali, potrebbe un giorno condurre ad eccezionali applicazioni. Il suo scopritore, il chimico britannico Harold Kroto, con grande onestà ritiene che siano molte le scoperte importanti del secolo appena trascorso, nonostante il Premio Nobel vinto nel 1996.
Con la stessa modestia, l’autore ci racconta la sua esperienza umana e professionale, riconoscendo l’importante funzione che hanno avuto nella sua formazione esperienze all’apparenza banali, come lavorare nella fabbrica di palloncini del padre, giocare col Meccano e svolgere la professione di grafico.
Profondamente interessato alla divulgazione e alle discussioni scientifiche con la cosiddetta “gente comune”, Harold Kroto crede nella scienza come attività culturale e profonda comprensione del mondo. E ai giovani che vogliono seguire le sue orme consiglia di divertirsi nel proprio lavoro, di evitare la competizione perché non è produttiva e, una volta individuato il proprio obiettivo, di non mollare mai.
Le molecole dei viventi

Il racconto che l’Autore, Premio Nobel per la chimica nel 1962 insieme a John Kendrew, fa della sua gioventù, le riflessioni sullo sviluppo degli studi chimico-biologici e il grande tema delle radici profonde dell’esistenza s’intrecciano armoniosamente in tre linee narrative e costituiscono la magia di questo piccolo volume. Ma quello che più avvince è il sentimento di umana simpatia con cui Perutz considera gli uomini di scienza che, come lui, intesero la loro attività alla stregua di un impegno politico, civile, morale volto alla difesa dei valori della cultura, della libertà e della giustizia.
Etica ed estetica della scienza

Alfonso Maria Liquori
Alfonso Maria Liquori, un grande chimico scomparso alcuni anni fa, è stato un uomo di profonda cultura scientifica ed umanistica, noto in Italia, ma anche all’estero dove ha lavorato molti anni in prestigiose università, soprattutto in Inghilterra, in Francia e negli Stati Uniti.
In questo libro emergono tutti i suoi interessi per discipline assai varie, come la chimica, la biologia, la filosofia, l’etica, l’estetica. Il suo percorso culturale e la sua attività di ricerca hanno nobilitato fortemente la professione del chimico italiano e chi ha avuto l’opportunità di frequentarlo ne ha potuto apprezzare l’acuta intelligenza e l’incredibile curiosità.
Questo libro vuole essere il ricordo di un grande maestro, di uno scienziato nel vero senso della parola.
Il futuro è già determinato?

Ilya Prigogine
Di Renzo Editore
Dopo aver discusso i problemi fondamentali della scienza del nostro tempo e di alcuni concetti filosofici, a partire dalla controversia tra Eraclito e Parmenide, Ilya Prigogine lancia un messaggio di grande speranza: il futuro non è determinato. Contrariamente a quanto lascia supporre la globalizzazione e l'apparente massificazione della società attuale, il comportamento individuale si avvia a diventare sempre più il fattore chiave che regola l'evoluzione del mondo e della società. Un messaggio, questo, che va direttamente contro quelli più diffusi, implicitamente o esplicitamente, dai mezzi di comunicazione di massa: l'importanza delle azioni individuali, infatti, implica la riflessione di ognuno sulle responsabilità che ci si assume quando si agisce o si prende una decisione. E questa responsabilità è associata ad una autonomia di pensiero e ad una analisi critica di mode, costumi, idee preconcette, ideologie, imposti dall'esterno: esattamente il contrario di quello che desiderano coloro che vorrebbero renderci "perfetti consumatori" in un mondo dominato solo dal denaro. Contrastare questa spinta verso la cancellazione della libertà di pensare con la propria testa è ormai un imperativo se si vuole salvare la società umana e il nostro pianeta da catastrofi che ormai appaiono sempre più vicine e (purtroppo quelle sì) irreversibili. Questo libro fornisce un piccolo, discutibile, ma prezioso contributo in tale direzione








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